Mina e Bah (ttisti)

Ancora su Mina, dopo questa specie di panegirico fatto più ai miei anni “con le mutande in testa”* che alla Mazzini.
È appena uscito “Paradiso”, omaggio alle canzoni di Battisti e Mogol interpretate nel tempo dalla Nostra (direi più che altro “basso purgatorio”, ma so’ gusti).
Una raccolta “finemente” ripulita e rimasterizzata.
Il virgolettato, va senza dire, è ironico.
Leggo dal libretto che oltre ai benemeriti quanto complessi processi di “lavaggio” dei nastri si è proceduto, in alcuni casi, a sostituire le tracce originali di basso, batteria e synth per via dei suoni passati di moda.
Mah…
A prescindere dal valore dei brani (soggettivo e comunque relativo alla bellezza della gioventù, i testi di Mogol non è che fossero tutto ‘sto capolavoro, anzi) credo che intervenire così massicciamente su materiale d’epoca sia un po’ una cazzata.
Fermo restando che stiamo parlando di “musica leggera”, che senso ha rompere l’unità “storica” del suono sostituendo le tracce originali?
Per non parlare poi della troppa pulizia che ha fatto venire a galla certi eccessi di arrangiamento che sembrano una sorta di preludio alla pacchianeria del repertorio della Mina post Bussola (anche qui de gustibus, spesso tendo a dimenticare che il “marchio” Mina sia affine a quello della Streisand e non a quello della Fitzgerald o della Vaughan).
E qui duole veramente il canino che non ho più (e che saluto caramente ovunque esso sia).
La perdita della dimensione dal vivo.
L’unico motivo per cui varrebbe veramente la pena spendere soldi per questa produzione (nel senso: per questa traccia) è quell’ “Io vivrò senza te” che ci ricorda quanto enormemente musicale fosse la Mina in concerto.
Intonatissima, sensuale (un mood sdilinquente tipo “L’importante è finire”), controllo della dinamica spaventoso, potente, regale, esplosiva.
Peccato

* “Le mutande in testa” è una simpatica locuzione campana che sta a indicare un soggetto di sesso maschile che manifesta, suo malgrado – o meno – e a scapito di amici e parenti, la massima compiacenza nei confronti della propria fidanzata e della di lei famiglia.

P.s. nel post precedente su Mina esordivo con un paragone scherzoso fra lei e mia madre, adesso in questo post il perno centrale è “Io vivrò senza te”.
Ecco, appunto: ciao ma’

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