Derry’s Niùs: Piccolo Spazio Pubbliscità

“Tanta merda!”
Questo era l’augurio che si dava agli attori ai tempi in cui si usava la carrozza per andare a teatro: tante palle fetenti, tanti cavalli, tanti spettatori.
La cacca come auspicio di miglior fortuna.

MerdaMiliardario
Perciò al bravo pubblicitario del grattaeritenta è bastato guardare indietro nel tempo ed ecco che la tassa sulla povertà scivola come una supposta ben oliata nelle menti dei semplici, per mezzo di un marketing innovativo però radicato nel passato.
Forse non è l’addetto al marketing colui il quale tiene fermo il cliente mentre l’addetto alle vendite se lo incula a pistone?
Oggi funziona così, le teorie di vendita mutuate direttamente dai pensieri otto/novecenteschi sulla psicologia collettiva di Le Bon e Bernays fanno strali della ragione delle genti (Le Bon e Bernays, assieme ad altri simpatici capoccioni non esattamente filantropici, erano autori amati nientepopodimeno che da gentucola tipo Paolopino Goebbels, Adolfo Baffetto, Benny the Black, nonché studiati da tutti i politici di oggidì e dai CEO delle care e amorevoli multinazionali, persino da Marcolino Zucherbergo e quindi stàmose attenti al feisbuc o al limite scancellamose).
Si abbassa la percezione della realtà, si abbassa la qualità di discernimento dei sensi, si abbassa il livello della vita delle masse.
Le quali, come ebbe a dire il mai domo Silvio Pompetta, “olgettivamente” hanno un’intelligenza pari a un bambino di undici anni e manco tanto sveglio.
E suvvia allora, abbassiamo ancora e ancora l’età intellettiva del gregge ché a undici anni i ragazzini di oggi sono già fin troppo dritti.
E quindi via con le riforme scolastiche impregnate di neolingua del bispensiero (buona scuola stocazzo), via con la semplificazione delle scelte, via con le luci sfavillanti che parimenti attraggono mosche e genti, le seconde ormai aventi gusti alimentari e intellettuali pari alle prime, via con la vendita del sogno del fancazzismo coi soldi piovuti dall’alto del gratta e ritenta, via coll’innioranza che se sta bene de mente de core e de panza (e in questo a noi italianotti non ci frega quasi nessuno, però abbiamo il didietro pulito, netto da quest’onnipresente residuo fecale: in culo no ma in bocca e in capo sì – immagine allegorica che tenderebbe a ribaltare il classico epiteto rivolto alle genti de coccio: “’n culo te entra ma in capo no” però queste sono quisquilie, l’importante è avere il bidè).

La nuova campagna pubblicitaria del grattaeforse che raccoglie elementi polisemici come lammerda, appunto, segno di fortuna, di fertilità, di speranza nel rinnovamento, di infinita ciclicità della vita, ciclicità ciclicamente rotonda come il ciclico ma finibile rotolo di carta igienica che speri sempre non finisca proprio mentre stai mollando gli ormeggi sfinterici, rotolo che ti sei scordato di controllare prima di dare inizio alle danze dello sforzo il quale sempre sia con te ora e forevah nei secoli dei secoli amen.
Lammerda, dicevamo, associata al sostantivo “miliardario” che solo a pronunziarlo correttamente già ti senti ricco visto che è tropposìllabo mentre tu riesci più o meno a balbettare trisillabi sdruccioli o tutt’al più piani sempre per via di quella cosa che sarebbe l’analfabetismo di ritorno il quale ormai annuncia chiaramente l’analfabetismo vero, tout court, quello sano sano de ‘na vorta.
Tanto ci pensano i padroni a leggere per te.
Coglione.
Almeno potevi usare il grattino per grattar via la cacatina del tuo caniello del cazzo

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