Derry’s Niùs: Cartolinizzazioni

Che in quella città si stia un po’ in ritardo nella percezione del significato di “nuove tecnologie” si evince dal fatto che i produttori di cartoline siano convinti di smerciare immagini tridimensionali.
In primis la concezione di stampa in 3D è una roba di cinquant’anni fa che non ha mai funzionato granché, mera illusione ottica per imbellettare omaggi cartacei da allegare ai formaggini.
All’epoca qualcuno, per movimentare il mercato, aveva inventato il 3D semovente ma pure quello era tutta fuffa: facendo inclinare il piano dell’immagine in modo da esporla a una diversa rifrazione della luce al massimo si poteva ottenere il volto di Gesù che prima piange e poi chiude gli occhi e muore, oppure, sempre a seconda dell’angolo di incidenza dei fotoni, una carnosa signorina allegra prima tiene la gonna morigerata e poi la alza in favore di mutanda.
E diciamo pure che le “postcards from Derry” in realtà non hanno assolutamente nulla di tridimensionale, nemmeno quella parvenza di illusione di profondità di cui sopra, semovente o meno: si limitano a rappresentare soggetti posti su tre diversi piani rispetto al campo di lunghezza focale e questo viene bellamente fatto passare per “Ultimate 3D Technologies”.
L’ultimo esempio è un quadrittico commemorativo del solenne passaggio di consegne del servizio di raccolta monnezza fra la vecchia ditta e la nuova, una cosa da festeggiare insomma:

dall’alto a destra seguendo in senso antiorario

Prima cartolina
Primo piano quello per davanti: cassonetto coerente (nel senso di contenente e contenuto) di un particolare colore blu intenso dovuto a una reazione tra il solfato di ferro e l’alcali contaminato inventato per caso dal chimico berlinese Diesbach agli inizi del XVIII secolo e tanto usato negli anni successivi dai più meglio pittori che infatti è quivi riprodotto proprio perché siamo città di arte artistica e lo manifestiamo per tutte le parti che ne siamo molto orgogliosi di ciò.
Piano intermedio ossia messo in mezzo come mercoledì: ardita composizione fra dittico di isola ecologica metallica meccanica e cassonetto giallo “vòtta la carta” a rappresentare la continuità della tradizione nell’innovazione che mo che ci siamo imparati a dire questa cosa la infiliamo un po’ a cazzo in tutti i discorsi che si fanno nel nome dell’arte artistica e pure negli altri nomi tipo Caitano, Andonio, Gioseppe e così via.
Piano per di dietro: rete senza rete perché provaci tu a pigliarla ‘sta cazzo di rete che quella la linea non si chiappa mai erano meglio i telefoni a gettoni mo cambio operatore.
Contorno praticamente non c’è, stiamo direttamente alla frutta.

Seconda cartolina
Primo piano quello per davanti: coriandoli sparsi di vita, fazzolettini dell’amore venuto, bicchierini polistirolici tinti di caffè sia normale che hag che sennò poi non dormo la notte, merda d’artista varia ed eventuale.
Piano intermedio ossia messo in mezzo come mercoledì: cassonetto indifferenziato alluminogeno tagliafuoco.
Piano per di dietro: trittico di isola ecologica schiavardata e abbruciata, il cassonetto tagliafuoco non è servito a un cazzo pazienza e che dobbiamo fa’?
Contorno di palo della luce in cemento armando (nel senso che dentro c’è un certo Armando, dilinquente pentito e quindi punito), scuola imbellettata che sennò poi non ci dicono che siamo città d’arte e invece vedi che lo siamo, albero capitozzato malamente in procinto di schiattare in capo ai regazzini per via della sovrappopolazione perché ce lo chiede l’europa.

Terza cartolina
Primo piano quello per davanti: tris di primi tricromatici con peculiarità bicromatica nel primo cassonetto, elemento caratterizzato da cassa in “monastral blue” (che è il nome commerciale inglese di una lacca pigmento ottenuta dalla ftalocianina di rame dell’ICI, Imperial Chemical Industry, in Italia IMU, Imposta Municipale sugli Immobili, per non parlare della TARI, Tassa sui Rifiuti e qui la smettiamo perché sennò ci viene da ridere e ci dicono che non siamo seri invece questo è un post serissimo) e cuperchio laminato in foglia d’oro applicato su moplèn con mordente all’acqua ma l’oro loro se lo sono chiavato e mo è rimasto solo una cosa gialla senza valore ma comunque questa bicromia tra giallo e blu è fonte di ogni turbamento e confondimento: “ci iètto la carta o ci iètto la plastica ci iètto la carta o ci iètto la plastica ci iètto la carta o ci iètto la plastica questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli ortaggi, i scatoli e le cascette dell’indifferenziata fortuna, o prender l’armi contro un mare di merda e combattendo disperderli in per di dietro”.
Piano intermedio ossia messo in mezzo come mercoledì: quaterna di isola ecologica robotica artificialmente intelligente e praticamente intonsa vendesi migliore offerente che tanto non è mai stata usata vai che ci facciamo sopra una qualcosina di soldi.
Piano per di dietro: coda di perturbamento confonditivo dovuto al suddetto binomio gialloblù: carta e plastica dispersi arète dopo aspro combattimento se essere o non essere.
Contorno non si evince ma lì in genere ci passano plotoni di bambini che vanno a scuola giustamente adesi adesi alla monnezza che questi pure si devono abituare al futuro che li attende

Quarta cartolina
Primo piano quello per davanti: commovente composizione mobiliare fatta per mettere il turisto e la turista a proprio agio e propria agia e poi dite che non siamo ospitali guarda che vi abbiamo combinati proprio bene ivi compreso baule dei ricordi (dei piccioni) mobile porta liqueur per il sollazzo alcoolico del viandante e divanetto in telaio di legno che fa più romantico che si sa che dopo una bevutina in genere ci scappa una trombatina ma attenti non fate figli che l’europa non vuole che dice che siamo già troppi, al limite cambiate canale.
Piano intermedio ossia messo in mezzo come mercoledì: doppio ambo di isola ecologica meccanorobotizzata vista da dietro anche questa seminuova cedesi miglior offerente astenersi perditempo valuto anche scambio con giornaletti sporchi.
Piano per di dietro: gran parata di cassonetti pirosensibili ad azionamento manuale (basta un cerino) in varietà cromatiche inedite fra cui nero di seppia un po’ sbiadito perché sempre in virtù di quella cosa dell’arte si è usato il nero derivato dal catrame di carbone del tardo ottocento francese ma già all’epoca quelli i francesi si erano accorti che era tutta una fregatura che quello il colore all’anilina svampa rapidamente e poi fa venire il cànchero ma noi l’abbiamo già detto che stiamo indietro e quindi accontentiamoci e poi col nero va un po’ tutto e quindi indifferenziamo bellamente a cazzo di cane e via, a seguire c’è il verde bottiglione in onore delle damigiane in cui si mantenevano le olive di cui i nostri antenati erano soliti rubarne l’acqua perché quelle sante donne delle mogli non permettevano loro di bere altro vino oltre al limite sindacale dei cinque litri al dì ‘sti mbriaconi e infatti nel verde ci va il vetro.
Contorno di mura di palazzi signorili ché stiamo proprio in cima alla collina proprio in cima in cima dove ci abitavano i signori che erano usi stare più sopra di tutti quanti e solennemente abituati a cacare in capo al popolo muto che stava abballe ma adesso le cose sono cambiate: adesso è molto peggio

Derry3D

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...