Afri new ears

Uno potrebbe pensare che mettersi il proprio strumento in spalla e farsi a piedi il triangolo tra Abidjan (Costa d’Avorio), Bamako (Mali) e Conakry (Guinea, in tutto circa 3500 kilometri) possa essere una sorta di esercizio zen, una pratica soluzione per tutti quei musicisti in tournée bistrattati da ryanair e varie compagnie per poveracci, musicisti che hanno visto i loro beni scamazzati, struppiati, smerdati dai simpatici operatori aeroportuali evidentemente pagati a cicoria e desiderosi di rivalsa su “la qualunque”.
Invece Abou Diarra, suonatore di N’Goni, è persona seria e viaggiatore di altri tempi, s’è messo a camminare nell’intento di raccogliere tutta l’essenza delle realtà incontrate lungo la strada.
E nel suo disco si sente, si percepisce uno spessore che ricorda un po’ quel capolavoro di blues africano e americano scritto da Ali Farka Touré e Ry Cooder e uscito nel ‘94, Talking Timbuktu.
Bello.

Cambiando registro ma rimanendo da quelle parti (Benin) mi permetto di segnalare ai giovini percussionisti, congueri e non, che invece di sbattersi ore e ore per imparare a suonare tredicentordicimila colpi al nanosecondo senza dire un cazzo imparassero prima a far uscire la musica.
Nei dischi dell’Orquestre Poly-Rythmo de Cotonou ce n’è tanta.
Imparare a stare in bilico tra tempo semplice e tempo composto come fanno magnificamente questi vecchiarielli non è facile, anche se lo sembra.
Pendiamo un “salidor de rumba” per es.: se suonato dritto, 4/4 puro, non funzionerà mai, “no saldrá la rumba” (voce del vero salir: uscire, spuntare, nascere).
Spostiamo la risoluzione del metronomo interiore verso i sei ottavi, più o meno a metà, et voilà: el ritmo ha salido (vale anche al contrario, si sta in seiottavi e si tende al quattroquarti, pensiamo alla rumba columbia stile ñongo per es.).

(Piccola postilla: tutti gli stati africani menzionati in questo post fanno parte di quella costa degli schiavi da cui partirono milioni di neri per andare a schiattare nelle americhe o, da un altro punto di vista, a influenzarne la musica: questa via di mezzo tra tempo semplice e composto è africana, cubana, brasiliana, peruviana, argentina, colombiana, messicana, neworleansiana ecc. ecc. – pure calabrese, mashreqese e via verso est, altre strade di comunicazione culturale, però la sostanza è la stessa).

Happy new ears (Op. cit.) a tutti.

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