Chi critica chi?

La prima volta che entrai da Freak Out comprai due vinili, uno era Carioca degli Azymuth e l’altro Midnight Sun di Flora Purim.
Il negozio stava ancora sotto la Galleria Pennacchi.

Lorenzo, tuttora il titolare, conquistò la mia stima e il mio portafoglio dicendomi: “Ottima scelta! Un po’ cara ma ottima scelta” .

Se si orbita nei dintorni dei suoi gusti allora Lorenzo si può definire un buon commerciante.

Ciò non depone a favore della sua imprenditorialità ma a noi del fan club piace così, o almeno ci piaceva quando potevamo permetterci due soldi per i dischi ma questo è un altro discorso.

Non fu l’inizio del depauperamento delle risorse, avevo già cominciato altrove, ma fu l’inizio dello stalkeraggio al “Venditore massimo di dischi a Latina” per via delle mie richieste strambe.

Quasi tutte esaudite ed erano tante, però lui non s’è mai arricchito.

Misteri degli scambi economici.

Un paio d’anni dopo, nel ‘90, scartabellando fra i CD mi imbattei in questo misterioso disco della big band di Charlie Haden, diretta da Carla Bley, formazione di cui non conoscevo un’emerita cippa.

Sentii curioso gli inizi di ogni traccia e catalogai il tutto sotto la voce ‘Cheppalle’.

Forse ero distratto.

Dopo qualche settimana comprai il Buscadero, del quale ero avido lettore, e trovai una recensione coi contromarroni di quello stesso disco, tant’è che mi chiesi se avessi ascoltato proprio le stesse cose sentite e descritte dall’ottimo Guido Giazzi (più che l’ottimo al Busca il Giazzi era l’unico, ma son gusti).

Così tornai dall’amico Lorenzo e riascoltai con più calma e attenzione e fu amore a seconda vista.

Questo per dire che il mestiere del critico non è inutile, o rosicamento, o altro di negativo (a meno che non sia connaturato dallo scambio denaro/veline, in quel caso è prostituzione).

Il solito Oscar Uàild, il paradiso dei citofoni, ebbe a dire che l’artista educa il critico e costui educa il pubblico bla bla bla.

Diciamo che è una piramide che ci può stare: l’avanguardia studia e performeggia, il critico studia e divulga, il pubblico studia e sgancia l’argent.

Il quid sta nella voce del verbo studiare, e di conseguenza capire, e di conseguenza misurarsi la palla (op. cit.).

Per questo sono rimasto allibito dalle polemiche scatenate sui social da alcuni articoli scritti dal gionalista Michele Molina, il quale si è permesso di criticare (e che volete che faccia un critico?) artisti del giro e livello di Emma Scatologica, Loredana Nomen Omen e Alessandra Rumoroso.

Le ire dei fan sono arrivate persino sulla sua homepage FB, che è un po’ come dire casa sua, con offese irripetibili (per dirne una surreale: improperi omofobi dai sostenitori di Valerio Scanner, in qualche modo toccati dalla penna sincera del Nostro).

Un manicomio.

Leggo volentieri gli articoli del Molina, mi piace il modo in cui esercita il suo diritto di critica anche se parla dello scialbo mainstream pop italiano.

Sono le repliche dei fan offesi a rendere il tutto sublime.

Poi se volessi citare un modo di recensire musiche più vicine ai miei gusti mi è d’obbligo linkare questa cosa meravigliosa dell’immarcescibile Giovanni Choukhadarian (che prosa ragazzi!).

Guarda caso parla anche, e per me soprattutto, del Cohen testè fuito per vie celesti. Amen.

(È andato anche Victor Bailey ma questo lo sanno solo i bassisti e qualche batterista intelligente).

Voglio chiudere come ho cominciato però: con la LMO, amore infinito, anche se in questo video non ci sono Carla Bley e Don Alias, percussionista enormous e anche lui, come Charlie Haden, in pianta stabile nella All Star Band dei Verdi Pascoli.

Questo era il brano che mi fece dire quasi definitivamente che palle.

Bello essere giovani, meno bello essere cretini.

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