Secondo coccodrillo

And then there were three non è solo il titolo della più cocente delusione musicale subita dal ragazzotto che ero e fui ma potrebbe anche essere il nuovo sottotitolo di questo bloggherello: quattro gatti leggevano le mie innocue sciocchezzuole, adesso sono rimasti in tre.
All’inizio non ci volevo credere, leggere quel nome nel commentarium! Sul mio blog?
Ma stiamo scherzando?
Invece era lui.
Tommaso Labranca
Così come non volevo credere alla notizia della sua scomparsa, due giorni fa, a cinquantaquattro anni e ancora un sacco di cose da dire.

Da dire fra altrettanto quattro gatti però: si era ritirato dopo diverse scottature al sole del belpaese e comunicava via whatsapp solo con pochi amici.
Uno dei più acuti giornalisti e critici di costume e musica aveva sul corpo e soprattutto nella mente tante ustioni della merda irraggiata dalla stella centrale del sistema sòlare italiano.
Avete letto bene: non il sole ma la sòla.

Riporto un episodio su tutti: è stato uno degli autori, o forse proprio l’ispiratore, di un famoso programma televisivo dedicato al trash degli anni ’70.
Il trash secondo Labranca era ovviamente, lapalissianamente, indiscutibilmente, merda. Però assurta a terrificante neoestetica.
Doveva essere un programma di amorevole presa per i fondelli del peggio di quegli anni messo assieme a cose decisamente più alte ma comunque caratteristiche e opinabili (quello sciòn sciòn morriconiano per il film “Giù la testa” di Sergio Leone, ad es.).

Risultato della messa in onda?
Catarsi del pecoreccio, sdoganamento del trash, elevazione della cacca ad arte, legittimazione di milioni di idioti seguaci del percolato musicale italiano senza se e senza ma.
Labranca aveva capovolto il senso, la distinzione tra “alto e “basso” dimostrando come anche i grossi calibri potevano essere dei cialtroni; il risultato sulle masse televisive capovolse il capovolgimento: l’inverso dell’opposto: il “basso” uguale all’“alto” tout court ed evviva tutti, tutti bravi, tutti meritevoli di attenzione, e chi distingue più niente? Volémose bene, viva l’itaglia, che fichi i cugginidicambagna.

D’altronde come superbamente scritto nel blog della Lipperini …cominciò con il Trash. Quando Labranca ne raccontava l’emulazione fallita, non si limitava a elencare alcune squisite atrocità, ma ricordava che in alcuni casi quel pessimo gusto diventava rivolta anti-accademica, salvo venir poi rapidamente assorbito. Nel giro di due anni, dal 1994 al 1996, il Trash incappò nella solita ingordigia culturale che divulga, consuma e velocissimamente annienta un fenomeno di minoranza diventando Meta-Trash, ovvero la “spazzaturizzazione” di se stesso attraverso dibattiti, inchieste, classifiche da rotocalco. Fino al culminante “Sì, sono Trash” di Pippo Baudo a un dopofestival di Sanremo…

Da un bellissimo ricordo di Gianni Biondillo su Nazione Indiana: …Essere uno spirito libero in Italia significa essere rompicoglioni. Tommaso lo era. Ha rinunciato … a collaborazioni fruttuosissime in televisione per evitare di umiliare la sua intelligenza leccando i piedi al cantante-scrittore-attore-disinistra-etc. del momento. Ha preferito vivere al limite dell’indigenza per mantenersi puro…

E, come detto più su, è sparito dalla circolazione.

Sempre con le parole di Biondillo non ce lo siamo mai meritati. E lui, coerentemente, ha tolto il disturbo.

Mi aveva sorprendentemente contattato perché stava cercando tracce di un certo autore, scomparso nel nulla (anch’egli) dopo aver pubblicato un solo disco particolarmente piaciuto al Nostro.

Il motore di ricerca lo aveva fatto attraccare sulle mie pagine: quello che cercava appariva fra i 4 nomi 4 del commentario.
Mi aveva ringraziato per avergli fatto scoprire l’unica (credo) versione cantata di un brano storico, La Folía, e perché leggendo il blog aveva scoperto l’esistenza del gruppo còrso Barbara Furtuna (surreale: io faccio scoprire cose al Labranca, vabbè. Qui purtroppo faccio ammenda, è vero che i còrsi hanno fatto cose molto belle tanto che il post si intitolava “in attesa del nuovo disco” – scritto nel mio francese maccheronico – ma una volta uscito ‘sto nuovo disco si è rivelato essere una ciofèca che manco la ciofèca dello sport di Totò. Scusa Tommaso, proprio non immaginavo).

Del 29 agosto, l’altroieri, la notizia della sua scomparsa improvvisa.

Chi può e chi vuole si procuri i suoi libri, sono di quelli che aprono la mente.

P.s. non per fare nepotismi ma anche sì.

Il nome che cercava Tommaso Labranca era quello di Maurizio Visca, incidentalmente, suo malgrado, nipotastro quasi coetaneo dello scrivente, avvocato e chitarrista blues-addicted a tempo perso, autore di un disco autoprodotto obliato nell’obnubilamento da horror pleni (quantità) e vacui (qualità) del mercato italiota, stile cantautorale, testi che lèvate.

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4 thoughts on “Secondo coccodrillo

  1. Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo, ma lo immagino come un uomo molto generoso per i suoi apprezzamenti su un disco tutt’altro che apprezzabile. Aveva capito che ero un bravo ragazzo…
    Buon viaggio, Tommaso

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  2. Reputo questo l’ultimo regalo di Tommaso: farmi conoscere il tuo blog.
    E’ tutta la mattina che spulcio leggo e ascolto. Poco fruttuoso dal punto di vista lavorativo e produttivo ma arricchente come poco per lo spirito, ultimamente un po’ depresso.
    Grazie, continuerò a seguirti, così si torna ad essere in 4, giusto? 😉

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    1. Che dire, il regalo Tommaso lo ha fatto a me, prima coi suoi commenti e poi con il “refill” del quarto: Gianni Biondillo (del quale, faccio ammenda, ho letto solo Metropoli per principianti, rimedierò, ah se rimedierò). Capperi. 🙂 Grazie.

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