Un’astoria vera veramente pt.6

(segue)

Mutande troppo lasche sono sempre state un problema all’interno di assembramenti umani.
Si può cadere in amore, ma una volta finita la storia hai voglia a ristabilire le dinamiche sociali precupidiche.
E fu così che la Titina Sfiatucci, ormai diventata un pezzo da novanta nell’economia musicale dei Bifolk Roz, travolta da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto si sfilò la freccia del dio Eros e ci lasciò, immantinentemente, inesorabilmente, eternamente.

Continuammo a prendere aerei per destini vichinghi.
Nederlandesi ed elvetici parevano non far caso all’assenza della magica Sfiatucci, senonché a Zurigo udimmo una voce ferale, definitiva: “aber ich kam die schöne Stimme dieses Mädchens zu hören!”, che più o meno voleva dire: “Ma quella magica vocina? Ero venuta per lei! Che palle questi senza quella bella vocina!”.
E fu il caos.

Continuammo a perdere pezzi, la Squinzia Serenelli ci diede il benservito preferendo cantare con le ultime orchestre di lissio della palude pontina, almeno guadagnava qualcosina facendo sognare di giovinezze perdute le vecchie cuperte che ancora popolavano i concerti dei casadei de noantri.
Il mite Armando Frumenti ebbe la chiamata divina, ci salutò a tutti e partì in ritiro spirituale onde prepararsi ad una missione evangelica atta a convertire gli abitanti degli anelli di saturno.
Ci furono diversi suicidi fra le fans ancora speranzose di scopacchiarsi quel bendidio umano, ma lui era tanto bello quanto incorruttibile.
Salì su una sonda intergalattica e sparì dalla circolazione terrestre circonfuso da un’aura divina.
Io, Caramelo Bongodoro umile scribacchino di ricordi, feci un tredici all’Analotto (me la pijai nderculo, nsomma, ecco).
Mi venne diagnosticata una rizartrosi, malattia degenerativa che prende un uomo su dodici dopo i quarantacinque anni.
Avevo quarantasette anni, nella smorfia napoletana era “o muort”.
Appunto.
Bella suerte per un percussionista.
Gentile Da Foresta si scoprì talmente tanto bravo nel prevenire incendi che venne arruolato definitivamente nelle giovani marmotte.
Cicciolino Egli e Ciotolino Plettri intensificarono la loro collaborazione dando vita ad un duo di manici e mantici, corde e aria.
Ancora vanno in giro a proporre, oltre ad un sacco di altra bella roba, mezzo repertorio del bel tempo che fu.
Ogni volta che li vado a sentire mi viene da piangere ma loro mi vedono e mi dedicano tante bellerime parole e allora piango davvero.
Fanculo.

(Continua)

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