Un’astoria vera veramente Pt.5

(segue)

L’autoproclamatosi neodirettore Cicciolino Egli sopravvolò sull’evoluzione musicale della Titina perché sapeva che non c’era proprio speranza (in realtà, come vedremo in seguito, sbagliando della grossa), e non badò nemmeno all’educazione della giovane Squinzia in quanto, appunto, ancora tutta da modellare, fidando nell’esperienza on the road.
E vennero i primi concerti del nuovo corso: Bordeaux e Barbados, a cui fece in tempo a partecipare Piercalvo “McManicus” Doloretti.
A Barbados riapparve, più o meno come accade a Fatima, il percussionista primigenio dei Bifolk Roz, tale Pancrazio Posamipiano, componente del gruppo dall’era del Pliocene inferiore, autorevole esponente della corrente filosofica neoesistenzialista coreutica (la cui summa theologica era :” Fra’, lassa perde ssì cazzi i penza a magnà”) recentemente tornato in libertà dopo aver scontato una condanna per percosse plurime.
Il Pancrazio era fondamentalmente un buono ma aveva una strana paranoia: era un selvaggio percuotitore di cori, non appena vedeva un insieme di candidi cantori perdeva l’abituale calma e assaliva i poveretti a bastonate a rulli doppi e, se era ben allenato, a volte anche tripli.
Altri concerti furono dati in Bretagna e in Svizzera, però in formazione quintetto.
Grande fu la sorpresa dei membri del gruppo nel constatare quanto fosse cresciuta musicalmente anche la Titina, i cui ciufoli e fischietti sembravano avere un’altra carica, un suono decisamente più bello, così come la sua voce, ora anche in prima e senza la rete della pur brava Carlas, era più sicura che mai.
In Isguizzera e nelle terre basse della regina Beatrice riapparve persino Caramelo Bongodoro il quale, inconsapevole dell’evoluzione avuta grazie all’adozione del metodo Mosoccazzi-Egli, fece il primo concerto a Zurigo suonando come sempre aveva fatto, cioè un po’ a caso percuotendo qua e là.
E mal gliene incolse…
Ebbe l’occasione di sperimentare il famigerato metodo in una notte sola.
Appena sceso dal palco il fiammeggiante Cicciolino smontò i sonagli del Tamburello e li fece inghiottire al povero Bongodoro, il quale venne poi preso a calci in modo da ottenere una risonanza, degli stessi sonagli affogati nella panza, esattamente secondo i fraseggi che avrebbe dovuto utilizzare.
Non contento il Cicciolino infilò il Caramelo nel pertugio del Cajón e cominciò a percuotere forsennatamente lo strumento, sempre in funzione esplicativa.
Non ancora soddisfatto tolse la pelle alla Darbouka e la usò come imbuto per versare nello stomacone del poveretto tutta la bile che riusciva a produrre in simili casi, ed erano litri…
Ovviamente la lapidazione fu pubblica.
Rintronato ma con le idee chiare, il Bongodoro capì la lezione e, dopo una giornata straniante, fece un concerto con i contromarroni.
Il Plettri gli affibbiò un dieci e mezzo.
Stava nascendo un gruppo musicale?
Certo è che al Cicciolino tutto ciò non bastava.
Chiamò prima uno sviolinaro da messa di rinnovamento, tal Armando Frumenti, bravo bello e ricciolino che non fosse stato per la sua profonda afferenza al cattolicesimo estremo avrebbe dato grande filo da torcere al Cicciolino nel campo del rimorchio post concerto (e secondo me lo chiamò papposta per la sua vicinanza alla beatitudine, uno bravo, fichetto e che non rompe li cojoni).
Poi fu la volta del rivestimento delle fondamenta, oltre allo scheletro delle percussioni ci voleva la carne intorno all’osso e venne il turno di Gentile Da Foresta, basselettricista che faceva scintille. Tante che ad un certo punto, stanchi degli incendi provocati nei vari concerti all’aperto, i vigili del fuoco lo fecero assoldare nelle giovani marmotte, sezione salvaguardia dai piromani, un po’ per nèmesi e un po’ per farlo smettere di suonare.
Ma al direttore tutto ciò non importava, il Gentile era l’uomo giusto per dare sostegno armonico e ritmico ai Bifolk Roz.
E tornammo a fare scintille (credendo di essere) più belli e più forti che pria.

(continua)

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