Un’astoria vera veramente pt.4

(segue)
Il dover improvvisamente imparare a suonare causò molti problemi.
Cicciolino Egli, in base ad una sua presunta esperienza di lisciarolo da balera, assunse il ruolo di severo direttore.
E furono cazzi.
Il primo ad essere martellato fu il povero Ciotolino Plettri che imparò i fraseggi ritmici dei chitarristi irlandesi ascoltando per sette giorni di fila la stessa canzone (la marcia dei soldati de “Il ponte sul fiume Kwai”: Era meglio morire da piccoli con i peli del culo a batuffoli che morire da vecchi soldati con i peli del culo bruciaaatiiii ecc.) con le cuffie al massimo volume, i divaricatori oculari antisonno ed una palla da baseball in bocca.
Cicciolino aveva appena visto “Arancia meccanica”, si era innamorato di quel metodo rieducativo, lo aveva adottato e lo aveva rinominato Mosoccazzi-Egli.
Poi toccò al povero sostituto del Bongodoro, quest’ultimo il quale, con la scusa della nascita della sua scimmietta, pardòn, figlioletta, si era astutamente dato alla macchia.
Il malcapitato si chiamava Anton Rullo De’ Vibrafonis, detto Stecchino Tonsilletti per via del fisico: particolarmente seccardino e sofferente di laringofaringite cronica, sempre male alla gola.
Costui in realtà era un musicista coi controfiocchi, percussionista di conservatorio ed esperto di tamburi sinfonici, però quasi non sapeva un’emerita cippa di barattoli di estrazione popolare.
E questa fu la sua salvezza.
Si limitò a suonare al minimo sindacale con somma gioia del Cicciolino, il quale era contento solo se il sound del gruppo lasciava trasparire un unico suono, un unico colore, un unico miracolo: quello della sua fisarmonica a loffe.
Poi fu la volta del Piercalvo Doloretti, e qui successe un altro guaio.
Nomen omen, il Doloretti era un vero e proprio coacervo di piccoli impicci fisici.
Notorio era il suo fastidio per l’aria condizionata, famoso il suo lamentarsi degli spifferi nei locali, famigerato il suo mal di testa cronico e per pietà tacciamo di gonfiori emoqualcosa ottundenti pertugi inenarrabili.
Ma il male di cui soffriva maggiormente era una tignosa tendinite ad un dito della mano sinistra.
Mentre veniva sottoposto a lunghi esercizi di tecnica musicale (moltiplicati per i tanti strumenti che suonava) veniva contemporaneamente stimolato a nerbate dagli altri membri del gruppo, secondo le direttive del simpatico metodo Mosoccazzi-Egli per apprendisti musicisti.
Anche i fuoriusciti Frank Di Mazza e Maria Carlas partecipavano alla flagellazione (per motivi diversi da quella dei membri rimasti però).
Fatto sta che ad un certo punto, dopo l’ennesimo sforzo del rivolto impossibile e frustrato dalle frustate, l’ormai logoro dito medio della mano sinistra disse stop e rimase fieramente teso e immobile.
Un colpo.
Il medio, unico dito teso nella mano richiusa a pugno: quasi a voler significare chissà quali reconditi messaggi.
Il Piercalvo dovette temporaneamente ritirarsi per riabilitare l’uso del dito.
Scelse di ricoverarsi, lui amante del grande nord, in una clinica specializzata in massaggi tailandesi però eseguiti da esperte infermiere svedesi.
Nessuno capì cosa c’entrassero i massaggi orientali con le tendiniti alle dita ma tutti riponevano fiducia nelle capacità dell’ottimo Doloretti di saper trovare ciò che era meglio per lui in quei difficili momenti.
Tutti speravano in un suo prossimo rientro anche se sapevano che a breve tempo non sarebbe stato facile.
E forse manco a lungo.
E fu così che rimasero temporaneamente in cinque.

(continua)

Annunci

3 thoughts on “Un’astoria vera veramente pt.4

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...