Corde o pelli, purché si percuota

Ero uno studente di pianoforte svogliatissimo e anche stupido: invece di esercitarmi, chiuso nella stanza della scuola, da solo, con lo strumento, aprivo dei libri a caso e li leggevo ponendoli al posto degli spartiti senza pensare al fatto che il Maestro, non udendo alcun suono, potesse insospettirsi e cogliermi in flagrante, come d’altronde ha fatto più volte.
Forse era il tipo di linguaggio: nel primo viaggio a Londra scoprii l’esistenza degli spartiti di rock e pop, abbandonai la musica classica e fu il delirio.
In quel viaggio, 1980, in piena Thatcher Era, le mie risorse economiche (all’epoca abbastanza sufficienti alla bisogna) finirono tutte nel Virgin Store di Oxford Street.
Ricominciai a suonare con mutata passione ma senza rigore didattico, senza guida.
Infatti dopo ben dieci anni di strimpellamenti senza costrutto mi stufai definitivamente e chiusi il coperchio del mio vecchio verticale per non aprirlo mai più.
Il fatto che sia diventato un percussionista (ed il piano, come sappiamo, è uno strumento a percussione) non è che aiuti molto ma se avessi continuato a percuotere le “corde con i martelletti” invece che le “pelli con le dita” e fossi stato in grado di “entrare” in un brano come fa Krzysztof Herdzin al minuto 2′:23” di questa versione del serbo “Ajde Jano” mi sarei sentito un semidio.
Mi accontento di accompagnarlo con i miei tamburi sentendomi semplicemente una persona normale, e forse è meglio così.

Per la cronaca: Ajde Jano è un brano tradizionale serbo diffuso in innumerevoli versioni – non ultima quella particolarmente testosteronica di Daniele Sepe – questa è una all polish cover: Edyta Geppert, star locale, accompagnata dal trio Kroke, piuttosto noti oltre i confini patrii per aver lavorato assieme a quel gran violinista pazzo, e geniale, di Nigel Kennedy.   Una piccola curiosità sul testo della canzone, testo che pare abbia avuto un completo rovesciamento di significato: in origine era un incitamento alla danza, un corteggiamento, rivolto alla bella Jano, con preghiera di non vendere la propria casa (per motivi che non conosciamo, forse legati ad antiche tradizioni serbe) perché altrimenti dove avrebbero potuto continuare a ballare?
Nel corso degli anni il testo si è modificato: vendi la tua casa, Jano, tanto potremo continuare lo stesso a ballare.
Sara stata la crisi?

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2 thoughts on “Corde o pelli, purché si percuota

  1. Ti ricordo di ritorno da Londra, carico di spartiti.
    Alcuni di quei brani li sentii per la prima volta suonati da te, come Bartender’s Blues di James Taylor.
    Me lo sono andato a ritrovare: beh, è ancora un gran pezzo!

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  2. Eh già, mi giocai tutta la paghetta di Zio Checco per comprarmi partiture di musica che in realtà non si dovrebbe leggere ma imparare a trascrivere.
    Ero giovane e fesso, non sono più giovane ma sono rimasto fesso… 😉

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