Rotopanoramica Afrocubana Pt.8

(Segue da qui)

Ora, a ben guardare, nell’esplicare le varie fasi del mondo musicale cubano, sembra esistere una contraddizione tra la teoria dell’immutabilità del folklore rispetto alla vivacità intellettuale della musica popolare: abbiamo visto che contaminazioni ed evoluzioni varie non hanno certo risparmiato neppure il Folclor, in barba alle premesse fatte.

C’è da sottolineare, però, come il Popular si sia rinnovato costantemente formando nuove e distinte proposte ritmiche, dotate di vita e carattere peculiari, creando delle vere e proprie mode e quindi assumendo espressioni diverse, mentre il Folclor, pur raffinandosi incredibilmente nei vari stili esecutivi, sia rimasto comunque sempre fedele ai suoi canoni.

Un Guaguancó può chiamarsi Guarapachangueo, o Batarrumba, o Flamenguambatá, o Catumba, o chissacosaltro, ma rimarrà sempre una Rumba; un Toque Batá potrà presentare mille varianti diverse o diecimila nuove risposte incrociate fra le sei pelli dei tre tamburi, ma rimarrà sempre una preghiera ad un Santo, sempre che le nuove varianti siano gradite o vengano comprese dall’Orisha a cui il Toque è dedicato: è come se un cattolico cambiasse costantemente le parole del Pater Noster o del Salve Regina (e qui potrebbe aprirsi un altro discorso sul fatto se i Batá a Cuba parlino ancora oppure no, presto un approfondimento); non parliamo poi delle tradizioni meno diffuse o più ostiche e chiuse alle contaminazioni come l’Arará: la morte di un vecchio di questa etnia rappresenta un vero e proprio disastro culturale, paragonabile all’incendio di una grande biblioteca.

Ed è grazie a questa granitica conservazione che la musica popolare cubana si è sviluppata in tante sfaccettature diverse: dal Danzón al Son, alla Tonada, alla Trova, al Mambo, alla Canción, al Cha Cha Cha, al Latin Jazz, alla Salsa, alla Pachanga, alla Guaracha, alla Charanga (nel presentare questo tipo di orchestre mi sono dimenticato di citare La Ritmo Oriental: gravissimo errore!), alla Guajira, al Bolero, all’Habanera, alla Descarga, alla Nueva Trova, alla Criolla, alla Nueva Canción, e via sudando, ballando e divertendosi, pescando in continuazione da un genere all’altro, rimescolando continuamente gli ingredienti del minestrone e guardandosi sempre alle spalle per rassicurarsi che il buon vecchio Folclor dia sempre la certezza di esistere per continuare a dare le giuste coordinate all’evoluzione.
Come un vecchio padre che vede crescere il proprio figlio dandogli completa libertà di scambiare con gente di tutte le razze e di tutte le culture, avendo la certezza che i suoi insegnamenti gli garantiscano un sicuro cammino di crescita rimanendo ben saldamente legato alle proprie radici.

Fine.

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