Rotopanoramica Afrocubana Pt.4

(Segue da qui)

Il decennio compreso tra la fine degli anni ’30 e degli anni ’40 è il periodo in cui gli sviluppi musicali del Danzòn e della Charanga Tipica danno vita ad altri due straordinari ritmi che cattureranno l’attenzione degli appassionati del ballo di tutto il mondo: il Mambo e il Cha Cha Cha.  Chi non ricorda la Mangano nei film “Anna” del ’51 e “Mambo” del ’54? Chi non ha mai sentito parlare del Tropicana, culla di questa nuova febbre? E chi non riconoscerebbe le melodie di famosi Cha Cha Cha come “La Engañadora” o de “El Bodeguero”?
Anche il più disattento ai vari cubanismi non può non sentirle familiari tanto grande è la loro universalità.
Parlare di Mambo significa parlare ancora di un’ulteriore evoluzione del Danzón, il Danzón Mambo, el nuevo ritmo 1938 de Orestes Lopez, e poi di Pérez Prado e Beny Morè, mentre le orchestre di Cha Cha Cha più rappresentative sono senz’altro l’Orquesta America, l’Orquesta de Enrique Jorrín (l’inventore del cha cha cha) e l’Orquesta Aragón, la formazione di Charanga che può tranquillamente definirsi come ambasciatrice della musica cubana, tanto perfetti sono i suoi meccanismi, belli i suoi suoni e fascinosamente tradizionale la sua musica.
Siamo arrivati agli anni ’70, la continua mescolanza dei sapori e l’aggiunta di nuovi odori sta per germinare quello che è tuttora il fenomeno di massa più travolgente: la Salsa.
La cottura a fuoco lento delle spezie eurocaraibicoafricane durata più di quattro secoli sta per bollire al punto giusto e nel luogo adatto: il barrio nuyorchino.
La paternità del Son cubano è preponderante, lo zampino del Latin Jazz è “fuerte”, ma forse la Salsa non sarebbe giunta a noi così come la conosciamo se a complicare ulteriormente la ricetta non fosse intervenuta la rivoluzione cubana del ’59 e la chiusura dell’isola e l’eliminazione dei diritti d’autore.
I latinos di tutto il continente centrosudamericano, in special modo i portoricani, ritrovatisi negli Stati Uniti in cerca di fortuna, conoscitori, ma non inventori, del patrimonio musicale cubano, hanno avuto piena libertà di saccheggiarne l’essenza e di diffonderlo, filtrandolo attraverso la loro influenza culturale, in tutto il mondo.
Il minestrone è compiuto (fino ad ora, ovviamente), dalla metà degli anni settanta in poi non è successo nulla di numericamente più importante della Salsa, essa è patrimonio, ovviamente, de todos los latinos, gruppi e artisti significativi sono indifferentemente colombiani o dominicani, venezuelani o portoricani, ma, per rimanere fedeli a Cuba, citeremo solo quelli provenienti da essa: NG La Banda di José Luís Cortez e Los Van Van, oppure i cubani esuli come Willy Chirino e Celia Cruz, per non parlare di Gloria Estefan, la quale, furbescamente, visto il clamoroso successo mondiale del progetto Buena Vista Social Club, ha ricominciato a fare musica Salsa dopo anni di melenso pop in stile anglosassone.

Continua

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