Rotopanoramica Afrocubana Pt.3

(Segue da qui)

Abbiamo dato una rapida occhiata a quello che accadde tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec., ma il minestrone sonoro è tutt’altro che compiuto, anzi si continuano a mescolare ingredienti anno dopo anno , decennio dopo decennio.
E’ l’epoca di Caruso e si diffondono le arie d’opera italiane, le melodie delle canzoni e delle romanze francesi, i classici della tradizione napoletana, e tutto questo darà un robusto contributo alla nascita dei “trovatori” cubani, la loro Canción assumerà diverse forme, tra le quali l’intramontabile strappalacrime Bolero, la Guajira, la Nueva Trova, fino all’attuale Nueva Canción.

Nel frattempo il Son, dalle sue umili origini di “musica campesina”, diventa sempre più il manifesto della cultura musicale dell’isola grazie allo straordinario successo di artisti e gruppi come il Trio Matamoros o il Septeto Nacional di Ignacio Piñeiro, formazione praticamente eterna vista la sua perdurante attività, così come lo è quella del Sexteto Habanero.
Con gli anni cresce anche il numero di componenti delle formazioni Sonere: ai classici Tres, Guitarra, Marimbula, Clave, Maracas y Bongó si aggiungono via via altri strumentisti fino ad arrivare alla massima evoluzione di quel ritmo che sta per trasformarsi in Salsa ma che ancora può definirsi orgogliosamente Musica Cubana Tradicional: il Son Conjunto, che vede Adalberto Alvarez y Son 14, Arsenio Rodriguez, Chappottin, Roberto Faz e i Rumbavana come esponenti di punta.

Il Jazz fa il suo ingresso nell’isola negli anni venti, ma solo intorno agli anni quaranta esplode in maniera irresistibile il fenomeno del Latin Jazz, grazie alle esibizioni nei club newyorkesi delle orchestre di Machito e di Mario Bauza, che attraggono come mosche al miele la presenza (e relativa collaborazione) di alcuni dei mostri sacri della “musica classica dei neri d’america”: Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Cannonball Adderley ed altri ancora. La straordinaria abilità di musicisti come Frank Emilio, Peruchìn, Chano Pozo, Tata Guines, Cachao, e più tardi degli Irakere di Chucho Valdés, e l’ennesima fusione musicale, stavolta tra la cultura afroamericana del nord e quella dell’isola, daranno vita a performance bollenti, dal virtuosismo esasperato ma mai fine a se stesso. Verrà inaugurato anche un nuovo genere strettamente imparentato con i canoni del Jazz classico: la Descarga, basata sulla continua improvvisazione a turno, su un tema prestabilito, al ritmo forsennato scandito dalle percussioni.

Continua

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