Strane assonanze e belle scoperte

Girovagando per il Tubo mi capita di orecchiare distrattamente un brano, bollato come Jazz, il cui sviluppo del tema presenta uno spezzone melodico identico ad un vecchio brano di Santana, Carnaval (…Yo quiero la felicidad… …I want the happiness and joy…) dall’LP Festival del 1977.

Long Playing che non è stato certo il miglior lavoro del messicano ma, come tanti dischi usciti fra il ’76 e l’anno successivo, è saldamente blindato nei miei ricordi per via del licenziamento del Mago Zurlì come consulente musicale: ormai ero entrato nel girone infernale dei consumatori compulsivi di musica ed i primi dischi assumevano sin da subito le sembianze di sculture litoneuronali, indimenticabili, non tutti dei capolavori, anzi, ma indimenticabili proprio per la loro funzione formativa.
Blue moves (poi non ho più frequentato Elton John, lo giuro!), Songs in the key of life, Wind and wuthering, Going for the one, Animals, The songs remains the same, Songs from the wood, A new world record, Low, Works vol. 1,  CSN, ecc.

Non fosse stato per quest’esplosione di ricordi sarei passato oltre e non avrei conosciuto la musica di Petros Klampanis, contrabbassista greco al suo quarto CD come solista, Minor Dispute, Inner Circle Music EMI/Universal.
Infatti, incuriosito dalla familiarità del motivetto, presto maggiore attenzione a ciò che ascolto, mi informo su chi siano i musicisti e si apre un mondo meravigliosamente, e sapidamente, mescolato: Grecia, Turchia, Israele, Francia, Germania, Russia e U.S.A., questi ultimi anche luogo di produzione (Nuova York, e come te sbagli, quella “Merica” buona che funge da incubatrice per le cose nuove e bellerrime).

Il gruppo si presenta come portatore di una fresca miscela di Jazz, World e Classica, la cui musica vuole cogliere sia gli aspetti brillanti che quelli malinconici dell’animo di se stessi (proposito da poco…), l’album è essenzialmente uno studio musicale sull’onestà (questa definizione già mi piace di più, se solo capissi cosa voglia dire…).
Allora diciamo che onestamente sono bravi, sono belli gli inserimenti del quartetto d’archi, belli gli arrangiamenti (tutti del Klampanis) e interessante il percussionista, John Hadfield, di evidente formazione batteristica ma abbastanza a suo agio anche con tamburi meno standardizzati (nel video si evince un frame drum non meglio identificato tra un Cooperman Slapback 99 o un semplice Ocean Drum, suonato senza molta tecnica ma con giusta efficacia, nonché un Reco-Reco finalmente in armonia con un ambiente che non sia una roda de samba…).

In verità avevo già incontrato il nome di Petros Klampanis, distrattamente avvistato nelle note di copertina di un CD de la Banda Magda, formazione capeggiata dalla gnappa ellenica Magda Giannikou, ambito musicale decisamente più “ruffiano” (leggi pop) ma ancora molto elegante e pregno di folklore (una sorta di Ginevra Di Marco con molti più strumenti attorno e, a tavola, una bottiglia di Retsina al posto del Chianti).

Magda Giannikou ha voluto nel suo disco anche un altro grande bassista, Michael League, uno dei leader dei leggendari Snarky Puppy, american funkjazzrockfusionprogressivetuttcos band.
Qui, tanto perché ci piacciono, li linkiamo insieme appassionatamente.

Gessù, gli Snarky Puppy…

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