Nemo Propheta in Patria

Trovo che il seguente articolo (cliccare, please) sia meraviglioso.
Siamo alla deriva psicologica autodistruttiva perché, a differenza dei fini intenditori stranieri, noi italiani non osanniamo abbastanza Jovanni Allevi o perché ci abbiamo messo troppo tempo ad alzare sugli altari della gloria artistoni come Pausini, Bellucci o Sorrentino?
Ma che davéro?
Siamo provincia dell’impero e non trend setter (sigh) perché siamo capaci solo di lamentele autocompiaciute o paragoni al ribasso?
Paragoni con chi, di grazia? Con Lady Gaga? Con Robbie Williams?
Siamo fichi solo se mainstream?
Abbiamo fior fiore di artisti, è vero, che non osanniamo abbastanza e i cui nomi non si trovano nei normali circuiti informativi italioti.
Chissà perché.
Sepe, Sibillo e Villani, per esempio, ma loro non fanno testo perché la loro “formula musicale è tutt’altro che pop, anzi: molto complessa, quasi virtuosa, tipicamente Jazz”.
Il virgolettato è tratto dall’articolo in questione, originalmente riferito a Raphael Gualazzi (Jazz?).
Allora parliamo del Pop (sempre se vogliamo costringerci dentro le anguste gabbie delle definizioni di genere): mai sentita Floriana Cangiano, in arte Flo?

Un solo disco uscito nel 2013 ma sempre attuale (è ancora in tournée, infatti), un piccolo capolavoro di popular music, raffinato, elegante e poetico, piacevolmente mediterraneo, molto ben prodotto, cantato in varie lingue romanze: italiano, castigliano, catalano, palermitano, portoghese e pianurese…
Talmente ben scritto ed interpretato che ogni brano cantato nelle suddette lingue potrebbe tranquillamente essere scambiato per originale, scaturito dalle varie menti relative a ciascun retroterra culturale, eppure (come negarlo?) funzionante benissimo come unicum.
Questi sono i nomi che vorremmo vedere ricoperti di gloria, quelli che ci emozionano, non quelli che ci impoveriscono.

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10 thoughts on “Nemo Propheta in Patria

  1. Non mi pare che la situazione descritta sull’articolo sia minimamente paragonabile a quella di chi deve emigrare per lavorare. Mi sembra che la gente ivi citata possa già vivere – e che vivere! – con gli emolumenti elargiti dal pubblico nostrano, dal quale sono abbondantemente venerati. Insomma di tutto si possono lamentare tranne del fatto di essere dei geni incompresi in patria.

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  2. Ritornando al vittimismo di alcuni artisti nostrani (o di chi per essi) ancora ricordo la pippaccia di Enrico Ruggeri (che comunque stimo) sul fatto che fosse in qualche modo penalizzato dal fatto di non appartenere alla folta schiera di cantautori di sinistra.
    Meno male che era penalizzato: ha vinto due Sanremo con due canzoni commentabili solo ricorrendo al turpiloquio.Però se lamenta. Che devi fa’?

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    1. Se, parla pure Enrico Ruggeri…
      Sul fatto della conventicola della (pseudo)sinistra però ha ragione: in Italy si ragiona per mafiette, aderenze, afferenze e familismi amorali varii.
      Il fatto vero è che se da noi ognuno si adoperasse per le proprie competenze avremmo sì una bella nazione ma soprattutto avremmo le porcilaie, le stalle e gli ovili meno smerdati della galassia…

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  3. Per carità, nessuno nega le mafiette varie. Solo che a lamentarsi non dovrebbero essere personaggi che comunque hanno avuto successo, fama e denaro, bensì tanti altri artisti che vengono costantemente tenuti nell’ombra e che restano sconosciuti ai più.
    Ma questa, purtroppo, è storia vecchia…

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  4. Pingback: tHEme one dimanga

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