È come vedere una festa Il popolo intero che va

Non voglio certo usare il mio bloggherello come usa fare in Facebook la maggiorìa degli utenti: ricorrenze di morti e di genetliaci di artisti come occasione per spammare link video a più non posso.
Però.
In occasione del recente compleanno di Chico Buarque (1° messidoro), sorpreso, in casa Zuckerberg, dalla scarsità di festanze e pettinfuori da millantate aderenze vip, me ne sono andato a curiosare solingo sul tubo e sono incappato in qualcosa che ha letteralmente riacceso la mia voglia di MPB (musica popular brasileira), musica con la quale ho un rapporto decisamente altalenante: va e viene ad ondate che possono durare anche un lustro.
Il ritorno di fiamma è dovuto alla scoperta, tardiva anzichenò, di “Rotativa”, brano di apertura di un disco, “Per un pugno di samba”, inciso da Chico durante il suo esilio in Italia nel 1970.
L’adattamento dei testi venne curato da Sergio Bardotti e gli arrangiamenti dei brani, tutti del grande autore carioca, vennero affidati (come si evince dal titolo dell’LP) ad Ennio Morricone.
La mano morriconiana si nota subito grazie al martellante fraseggio di harpsichord ed agli strappi di corni prima e di archi poi e all’uso interessante dell’organo vagamente chiesastico, ma quello che cattura è, oltre alla voce flautata e serena di Chico Buarque, la bellissima scrittura melodica e armonica (per non parlare della riuscita traduzione del testo in italiano).

Da segnalare, negli altri brani del disco, la presenza ai cori delle sorelle Berté, delle quali la più grande, Mia, ripropose a sua volta “Rotativa” in un live dell’83 (cover non particolarmente riuscita, anzi, da dimenticare – mia personalissima opinione).
Spinto dalla voglia di conoscenza ho cercato la versione originale, “Roda viva”, del 1967 ed ho scoperto (ma va?) che è anche meglio di quella italiana (che è bella soprattutto per il suono “morricoso” misto ad un certa brasilidade, la quale però è acqua fresca rispetto al sabor originale). Il brano arrivò terzo classificato nel Festival de Música Popular Brasileira dello stesso anno (ogni popolo ha il festival che merita…) e venne presentato sul palco da Chico Buarque assieme ai mitici MPB4, uno dei gruppi vocali più importanti e longevi della scena lusoamericana.
Emozionante vedere la massiva partecipazione del pubblico, decisamente transgenerazionale, la sensazione di festa, di comunità gioiosa (anche se sembrano tutti di etnia caucasica – tranne un jap – e la cosa un po’ mi perplime).

Il vero e proprio salto sulla sedia però l’ho fatto ascoltando l’ennesima versione di questa canzone (dal significato profondo: una riflessione sulla vita, sull’ineluttabilità, sulla lotta e sulla speranza, forse pure una velata critica all’allora vigente dittatura) fatta ad opera di un quintetto femminile interamente dedito alla reinterpretazione della musica di Chico Buarque: Mulheres de Hollanda (…Chico è o homem que melhor traduz o feminino em sua musica. Que cantar suas mulheres è ser moça, ser triste, ser o contrario, ser pintura, ser de louça, ser de éter, ser estrela, ser mentira, ser comédia, ser divina… Que toda mulher gostaria de ser “de Hollanda”…).
Sarà la grazia interpretativa, la diversa tonalità, la migliore intellegibilità del canto polifonico, saranno il pianista e il sopranista che prendono note bellissime, sarà il batterista che prima legge serio la partitura e poi si lascia vincere dalla goduria nel suonare una roba così, fatto sta che non riesco a smettere di ascoltare, guardare e farmela piacere.
Ho sempre strimpellato instrumentos de percussão brasileiros senza troppo impegno, è ora che mi compri una Cuica e cominci a sambare sul serio.
Tem dias que a gente se sente como quem partiu ou morreuuuu…    

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2 thoughts on “È come vedere una festa Il popolo intero che va

    1. Automatico: senti il portoghese e pensi a Zêna.
      Ricordo ad un B.I.T. di qualche anno fa il vecchio Lauzi cantare da dio ad un passo da me, era assieme ad Armando Corsi (un altro da poco…).
      Aveva la mano stuprata dal parkinson ma una voce che riempiva tutto il padiglione, senza microfono.
      Finito di cantare se la prese con il nulla dei giovani cantautori d’aujourd’hui, e come dargli torto?
      E’ proprio finita un’epoca.

      Mi piace

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