Soave Strumentario

“I Soavi Accenti” è un ensemble di musica rinascimentale e barocca col quale collaboro e che mi ha chiesto, per il proprio sito web, di stilare una piccola lista descrittiva degli strumenti con loro utilizzati.

Il sito è di là da venire, pertanto mi permetto di pubblicarla in anteprima su queste pagine, volta allo sguardo dei pochi (ma eccellenti) che passano da codeste latitudini:

Gli strumenti a percussione utilizzati per l’Ensemble Soavi Accenti afferiscono, perlopiù, alla grande famiglia dei tamburi a cornice.

Nella fattispecie si definiscono tamburi a cornice, o frame drums, quella tipologia di percussioni che presentano generalmente un notevole diametro rispetto ad un fusto piuttosto basso e vengono, ancor più genericamente e semplificando al massimo l’aspetto posturale, sostenuti da una mano e percossi con l’altra.
Sono tamburi presenti capillarmente in tutto il mondo, uguali eppure diversi, interessanti proprio per la dicotomia tra uguaglianza concettuale ed estrema differenziazione sonora e fraseologica a seconda dell’etnia di provenienza.

Qui è opportuno puntualizzare il fatto che questa sia una strumentazione atipica rispetto allo stile espresso dai Soavi Accenti: la musica rinascimentale e barocca accompagnata da strumenti popolari, o volgarmente detti “etnici”, potrebbe far storcere la bocca ai puristi ma questo tipo di collaborazione trova felice sponda in prestigiose produzioni di respiro internazionale.
Il connubio tra “Early Music” ed “Ethnic Early Drums” funziona perfettamente.

Strumenti, appunto, antichissimi, in Italia apparvero dall’VIII sec. A.C. per via della colonizzazione greca della parte meridionale della penisola; addirittura si fa risalire l’origine di questa tipologia di strumenti a circa 5600 o 5800 anni A.C. grazie ad un dipinto rupestre ritrovato su una parete di un tempio della città neolitica di Çatal Hüyük, in Anatolia, Turchia.

01.Tamburelli ItalianiEdit

  • Il nostrano Tamburello fa parte di questa famiglia di percussioni. Nel caso specifico trovano utilizzo due diversi tipi di Tamburello: un piccolo strumento da “Saltarello”, con sonagli dal suono soffice, sottili e precisi, ed uno più grande adatto alla raffinata tecnica della “Tarantella siciliana”, con sonagli più sonori, penetranti e laschi. Entrambe sono versioni moderne dello strumento, la superficie battente è in materiale sintetico e può essere accordata mediante una serie di tiranti nascosti all’interno del fusto. Piccolo accorgimento, a fronte di un sensibile compromesso sonoro, risolvente i noti problemi relativi all’umidità dell’aria che influisce a volte in maniera drammatica sulla tensione delle pelli naturali, generalmente caprine.  Entrambi strumenti di produzione artigianale: MaCo Percussion il piccolo, fatto da un artigiano calabrese, Simone Martino, e Cooperman Percussion il grande, costruito nel Vermont, U.S.A., da Patrick Cooperman su progetto del maestro Andrea Piccioni.

02.RiqEdit

  • Il Riq è un tamburello ancor più piccolo proveniente dal Mashreq. Grandi scuole di Riq tradizionale sono in Libano e Siria, gli egiziani ne hanno fatto uno fra i più importanti strumenti della loro musica classica. Grandi innovatori dello strumento (ma questa è un’affermazione che vale per tutti i Frame Drums) sono stati lo statunitense Glen Velez e l’israeliano Zohar Fresco. Israeliana è la provenienza del Riq qui utilizzato, costruito a mano da Lev Elman; anche in questo caso alla tradizionale pelle naturale (di pesce) è stata preferita una più comoda e resistente pelle in materiale sintetico, le cinque coppie di grandi sonagli in ottone hanno una sonorità lievemente meno “esotica” rispetto a quella degli strumenti della tradizione araba. Il Riq è uno strumento molto complesso che unisce le tecniche di scuotimento, tipiche dei tamburi con i sonagli, a quelle di percussione con le dita, tipiche dei tamburi “muti”; la sua particolarità risiede nella percussione diretta delle dita sulla coppia di sonagli più vicina alla mano che sostiene il tamburo.

03.DafEdit

  • Il Daf è un frame drum molto particolare per via del grande diametro, del fusto molto basso e della presenza, all’interno del fusto stesso, di una corona di catenelle in ottone libere di sfregare sulla parte posteriore della superficie battente. È uno strumento squisitamente persiano, suonato molto spesso da mani femminili nonostante (o forse proprio per questo…) esprima una “voce” molto aggressiva ed accattivante. Il Daf usato per i Soavi è anch’esso un connubio tra legno e materiale plastico, con tiranti nascosti, ed è stato fatto a mano dall’artigiano iraniano Majid Karami.

04.Mizhar2Edit

  • Il Mizhar è il tamburo a cornice per eccellenza, il più semplice: un fusto di legno coronato da una pelle molto tesa, nessun elemento metallico atto ad impreziosirne il suono. È il tamburo nella sua antichità essenziale, un setaccio privato del retino filtrante e chiuso da un lato con una pelle di capra, probabilmente il frame drum primigenio, quello immortalato nel tempio neolitico anatolico. È tuttora diffuso in quella vasta fascia geografica che va dall’Asia Centrale, all’Asia Minore, al Maghreb e prende vari nomi (anche per via della difficoltà di traslitterare alterità alfabetiche): Tar, Duff, Bendìr, Dayereh, Mizhar o, nell’accezione moderna, Bodhràn (e tanti altri ancora). La moderna tecnica di utilizzo di questi strumenti, sintetizzata dall’innovatore Glen Velez e portata a livelli stellari dall’incredibile Zohar Fresco, consiste in una sintesi delle principali tecniche di percussione relative allo strumentario disseminato tra la Mauritania e l’India del Sud. Due sono i tipi di Mizhar utilizzati con i Soavi Accenti: uno di diametro inferiore, adatto ad essere suonato in “Upright Style Position”, ovvero tenuto in bilico fra le due mani e suonato con entrambe (con prevalenza di percussione per la mano destra e di supporto per la sinistra – viceversa per i mancini); uno di diametro maggiore, piuttosto pesante, adatto invece per la “Lap Style Position”, ovvero seduto, con il tamburo appoggiato su una gamba. Il piccolo è un prodotto industriale statunitense, Remo Inc., interamente in materiale plastico con pelle tesa da tiranti interni al fusto; il grande è prodotto in legno e pelle di capra, AP Percussion dei leccesi Paolo Pacciolla e Andrea Stefanizzi, i quali utilizzano l’ultimo ritrovato in fatto di accordatura: una camera d’aria alloggiata all’interno del risvolto della pelle stessa, vicino al cerchio: basta una pompa per biciclette e si ha il vantaggio del suono caldo della pelle naturale e nessun timore dell’umidità relativa.

05.Bodhrán2Edit

  1. Il Bodhrán celtico è molto simile al suddetto Mizhar: un fusto di legno e una superficie in pelle naturale. Le uniche differenze erano, al netto delle proporzioni tra altezza e diametro del fusto (ma spesso nemmeno queste), una croce in legno interna al fusto che garantiva l’eventuale deformità del fusto stesso (dovuta a cattiva stagionatura del materiale o all’eccessiva umidità delle atmosfere nordiche) e l’utilizzo di un singolo battente al posto della percussione con le dita. I nuovi Bodhrán hanno più o meno tutti un diametro più piccolo, un fusto più profondo e la progressiva scomparsa del rinforzo interno. Molto particolare la tecnica di percussione: Lap Style (cioè seduti col tamburo appoggiato su una gamba), una mano che governa il battente e l’altra che modula continuamente la tensione della pelle dalla parte interna del fusto. Lo strumento che arricchisce il repertorio dei Soavi proviene da un artigiano di Dublino, Paraic McNeela, ed appartiene alla categoria dei Bodhràn moderni.

“Non di solo frame drum vive l’uomo” ed infatti il repertorio di questa formazione si arricchisce anche con i suoni di altre tipologie di strumenti a percussione: tamburi a fusto dritto e tamburi a calice.

06.DavulEdit

  • Il Davul turco è stato il tamburo dell’esercito ottomano, è a tutti gli effetti una grancassa o almeno ne rispetta le proporzioni. Strumento proveniente da Istanbul, artigianale, presenta un sistema di accordatura a funi e si suona da entrambe i lati: con un battente grosso sul lato dal timbro più scuro, con una bacchetta sottile e flessibile sul lato dal timbro acuto. È diffuso, con diversi nomi, in tutta l’area balcanica e in Asia Centrale.

07.Bombo CriolloEdit

  • Il Bombo Criollo, più conosciuto col nome di Bombo Legüero, strumento argentino della zona di Santiago del Estero. Bimembranofono proveniente, in questo caso, da La Paz, Bolivia; a fusto alto, con accordatura a funi e con la pelle non completamente rasata, accorgimento che serve a dare un tono più scuro ed un decadimento più corto al suono. C’è chi dice che non vi siano differenze tra il Criollo ed il Legüero, probabilmente però la diversa tipologia del fusto, dritto in un caso e a botte nell’altro, potrebbe avere carattere di peculiarità.

08.DarboukaEdit

  • Regina dei tamburi a calice è la Darbouka, percussione in bilico fra Turchia (e relative nazioni ex afferenti all’Impero Ottomano) e Paesi Arabi.
    Diverse le tecniche di esecuzione: più semplice (si fa per dire) e particolarmente elegante quella araba; più funambolica, ipertecnica e ridondante quella turca. Originariamente in terracotta e pelle di pesce, ha trovato nuova diffusione nella versione in lega di metallo e pelle di plastica. Attualmente sta tornando molto di moda la costruzione del fusto in ceramica e financo il ritorno alla pelle naturale, pesce o capra che sia. Il problema della tensione della pelle è stato risolto inserendo all’interno del fusto una leggera struttura metallica ospitante una lampadina che, con la semplice dispersione di calore relativa alla sua accensione, riesce a tenere la superficie da percuotere sempre all’optimum. Quest’ultima tipologia di Darbouka è una delle due utilizzate con i Soavi Accenti: corpo in ceramica, pelle di capra e dimensioni piuttosto grandi rispetto alla media, tanto da rientrare nella categoria delle Darbouka più grandi: la Doholla. Lo strumento in questione è stato fabbricato dalla Teruda Percussion dell’artigiano romano Francesco Maisto. La seconda Darbouka utilizzata è molto particolare perché, invece dei materiali tradizionali, è costruita in legno. Il suono è particolarmente caldo, lontano dalle asprezze del metallo e più vicino all’eleganza della ceramica ma con una personalità particolare che ben si adatta ad accompagnare gli strumenti rinascimentali. La tensione della pelle si regola con dei tiranti interni al fusto, le dimensioni sono a metà tra la più piccola Darbouka e la mediana Sombati, l’ideazione e la costruzione sono del già citato iraniano Majid Karami, formidabile costruttore residente in Germania.

09.Zarb2Edit

  • Dall’Iran proviene lo Zarb, o Tombak, strumento a calice dal repertorio tecnico e musicale di grande raffinatezza. Pur appartenendo alla stessa famiglia tipologica della Darbouka ne è sostanzialmente differente per proporzioni, forma del calice, suoni e tecniche di percussione. Interamente in legno, incollato e lavorato al tornio, presenta una pelle naturale direttamente incollata al fusto, senza nessuna possibilità di accordatura fine. Non esistono Zarb con pelle sintetica, cominciano ad affacciarsi sul mercato strumenti che prevedono l’utilizzo di tiranti interni o di camere d’aria gonfiabili ma la presenza di materiali diversi dal legno che interrompono la compattezza del fusto e la non linearità del contatto della pelle col fusto stesso tendono a smorzare gli armonici naturali dello strumento, armonici che nel caso dello Zarb sono parte fondamentale del suono. Per ovviare ai noti problemi di umidità gli zarbisti fanno ricorso alle termocoperte elettriche usate per curare i dolori reumatici. Lo strumento utilizzato per i Soavi è stato fabbricato a Teheran dal Maestro Helmi.

Per finire la carrellata delle percussioni utilizzate nel repertorio dei Soavi Accenti facciamo un piccolo cenno alla categoria delle cosiddette piccole percussioni, o, come spesso vengono poco rispettosamente chiamate, percussioni minori.

10.Piccole percussioni 2Edit

  • Ocean Drum, frame drum bimembranofono di dimensioni, in questo caso, generose, uguali a quelle del Daf persiano. All’interno contiene un notevole numero di piccole sfere metalliche che, correndo lungo la superficie interna di una delle pelli, emanano un suono che ricorda quello della risacca del mare.
  • Spring Drum, piccolo cilindro bimembranofono che presenta una buca nel fusto ed una lunga molla metallica fissata al centro di una delle pelli. Il leggero scuotimento dello strumento, accompagnato dalla parziale e mutevole chiusura della buca, provoca sonorità simili a quelle del vento.
  • Castanet Machine, ovvero castagnette montate su un supporto che permette l’utilizzo delle stesse con una sola mano.
  • Wood Agogo, percussione a sfregamento, due piccoli cilindri in legno zigrinati orizzontalmente dotati di un’unica impugnatura.
  • Tri Bells, campanelle tibetane montate su un supporto che, al pari delle castanet machine, permette di lasciare libera una mano.

Questo è quanto (per adesso…).

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4 thoughts on “Soave Strumentario

    1. Volentieri.
      Non è uno strumento facilmente reperibile nei negozi e quindi la raccomandazione di “provare prima di acquistare” vale poco.

      Linko un po’ di indirizzi onde poterlo comprare online (questi tre sono strumenti cari ma garantiti dalla serietà dei rispettivi manufattori):
      http://www.eminpercussion.net/en/instruments.html
      http://yalcinkayapercussion.com/davul.html
      http://www.eckermanndrums.com/?page_id=7&

      in questo negozio romano (telefonare sempre, è meglio):
      http://www.tarmusic.com/

      oppure in quest’altro toscano (anche qui è meglio telefonare prima):
      http://www.naradasuoni.com/it/articoli/Davul.html

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