Milano Parigi senza ritorno

Ho sempre percepito un sorta di parallelismo tra Hindi Zahra e Malyka Ayane, per via delle comuni origini marocchine e della brillante e quasi contemporanea carriera musicale pop fatta nei loro luoghi d’adozione: rispettivamente Francia e Italia. Con qualche sostanziale differenza.

Hindi Zahra è una berbera cresciuta in Marocco e poi trasferitasi a Parigi in età adolescenziale.
La sua primitiva formazione musicale avviene in casa: la nonna ascolta musica berbera, la mamma musica indiana ed egiziana, gli zii sono intossicati dal rock inglese, a 18 anni lascia la scuola per lavorare al Louvre, incantata dall’arte visiva, e comincia a scrivere i primi testi per le sue canzoni. Pubblica il suo primo CD nel 2010, Handmade, grande successo in tutto il mondo.

Più “lineare” il cammino di Malika Ayane, nasce a Milano da una coppia mista, a 11 anni entra nel coro del Teatro alla Scala dove si forma al bello cantando, spesso da solista, brani dal grande repertorio moderno e contemporaneo: Vaughan Williams, Britten, Poulenc, Fauré ecc., ottiene un contratto con la Sugar di Caterina Caselli ed è subito successo: ad oggi quattro CD, una montagna di premi, apparizioni televisive e tutto quello che può far di lei una celebrità.
In Italia.
Malika Ayane, fatti salvi il sangue per metà marocchino ed il nome, è italiana fin nel midollo, italiano il suo gusto musicale così come le sue produzioni, levigate, scintillanti, morbide, mainstream, adattissime per prendere uno spritz a S.Babila, o meglio in via Monte Napoleone.
Tutto molto “Fashion”, patinato, passibile di successo internazionale (che le auguriamo con tutto il cuore) al pari dei vari Ramazzotti o Al Bano famosi in America Latina o nell’Est Europeo.

L’internazionalità di Hindi Zahra è invece endogena, l’uso della lingua inglese magari le facilita la penetrazione nel “giro che conta” ma la sua musica è un mélange multiculturale molto ben riuscito tra pop, nordafrica e tanti altri posti (per usare una parolaccia potremmo definirla “World”), la sua voce ricorda un po’ quella di Beth Gibbons (Portishead) e un po’ quella di Billie Holiday.
Mi sono sempre chiesto: se Malika Ayane avesse avuto un vissuto marocchino più intenso avrebbe avuto l’opportunità di esternarlo nella sua musica? Se Caterina Caselli fosse stata francese avrebbe costretto Hindi Zahra in una mise più sciovinista e meno spendibile all’estero?
Quanto ci piace guardarci l’ombelico a noi italians fashionistas.
Guardiamoci il video del nuovo disco della Zahra va’…

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