En attendant le nouveau CD

Bella e amara la storia della Corsica, passata dalla Repubblica di Genova alla Francia per una questione di debiti, sempre pervasa da sentimenti di indipendenza mai realizzati.
Un pezzo di Alpi circondato dal mare, terra più di montanari che di marinai o pescatori.
Hanno fama di essere rudi e tosti i còrsi. Mah.
Difficile credere che la soavità delle armonie della Polyphonie Corse, il tipico modus cantandi degli isolani, possa esternarsi da genti brute.
Forse tanto bruti non sono.
Massimu Merlandi, a secunda, la voce della saggezza, il solista; Andria Dominici, u bassu, la voce della forza, il timbro che scende; Ghjuvan Petru Marchetti, a terza, la voce della bellezza, il timbro che sale; Ghjuvan Filippu Guissani, contracantu, l’equilibrio armonico:

Ci si rimane male quando si constata l’assenza dell’opzione della lingua italiana nelle pagine del sito ufficiale del gruppo còrso Barbara Furtuna.
Pensare che la lingua còrsa cismontana, quella parlata nel nord est dell’isola, proprio da dove provengono i nostri quattro “cantaóri”, è forse, dopo il fiorentino, la varietà dialettale più simile all’italiano standard.
Si presume che la scelta sia di opportunità commerciale: in un documentario televisivo sulla loro attività musicale i quattro componenti del gruppo si lamentano della scarsità di eventi organizzati in Italia (e in Spagna), al contrario delle grandi opportunità offerte dai tanti festival sparsi per il nord Europa (financo America e Australia, Barbara Furtuna viaggia parecchio).
“…u quartettu hà sappiutu dismustrà ch’ellu ùn si lasciava rinchjude in un registru unicu è chì a musica tradiziunale si palesa sempre apita à surprendeci è à emuziunacci…”
Ovvero, aldilà della tradizione, hanno saputo collaborare con tanta bella gente che ha arricchito il loro repertorio (e i nostri cuori) con “perle crossover” come questa, con l’iranoamericano Constantinople Ensemble (molto interessante al min. 7’35” l’uso a mo’ di Tabla che l’ineffabile Ziya Tabassian fa del suo Frame Drum):

Oppure questo capolavoro assoluto, incrocio di tre mondi: il suono barocco/rinascimentale degli strumenti antichi de L’Arpeggiata, ensemble diretto dall’austriaca Christina Pluhar, il substrato armonico de “La Carpinese”, uno dei brani più belli della tradizione popolare italiana, ed il canto dedicato a Maria, tra i più suggestivi dell’intero repertorio della Polifonia Còrsa:

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14 thoughts on “En attendant le nouveau CD

    1. Ma grazie a te! (Mi verrebbe da dire: “Grazie fratello! Come non diventare famosi bivaccando cento giorni sul divano invece di smanettare un po’ di più sul blog visto che ci butta un occhio perfino IL Tommaso…” 😀

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  1. Eh eh… nonostante le biografie che scrivo, sono sempre in cerca di musiche particolari. Però sono arrivato sul tuo blog con la chiave di ricerca “Maurizio Visca”. Sarà lo stesso di cui avevo un cd mooolti anni fa?

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    1. Ma, il gatto m’è venuto così, senza alcun doppio senso e soprattutto senza riferimento a “Compagni di scuola” di Verdone (“Analisi de che? E’ pe’ fatte analizza’ ‘sto gatto?”).
      La canzone è “non dirmi di no” che nelle intenzioni dell’autore doveva essere un omaggio neanche troppo mascherato al beat degli anni ’60.
      Non pensavo che qualcuno se la potesse ricordare…

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      1. Ah ah… cose più elevate! Tipo la biografia dei Coldplay ? uh uh uh… Ricordo tutto quel cd. Dal clandestino che si nascondeva della prima traccia passando per Tequila e i due gemelli. Un giorno ti dirò come era finito a casa mia. Sappi solo che lo consideravo “il cd dell’autunno” e che per molti anni mi ha tenuto compagnia. Fino allo smarrimento, insieme ad altre cose contenute nella stessa scatola, durante un trasloco…
        t.

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  2. Soprattutto non pensavo che se la potesse ricordare Tommaso che se non sbaglio si è occupato di cose molto più elevate…
    Grazie, comunque.
    A presto.
    Maurizio

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  3. Tommaso, così mi commuovo!
    Dovrei averne ancora qualche copia in giro.
    Il tempo di ritovarla e te la faccio avere…
    Sappi che nella versione orginale di non dirmi di no il buon Carmine Pongelli suonava magistralmente le tastiere.
    Ed era molto meglio quella versione lì ripetto a quella sul disco.
    Un caro saluto a voi e a presto

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  4. Che poi, a ripensarci: ho suonato il brano per un bel po’ (tra l’89 ed il ’90) ed ho completamente dimenticato “er gatto”.
    Faccio ammenda.
    (Debbo dare meno confidenza a quel signore tedesco lì, come si chiama, alzassinger, alzemburger, alzheimer, robe così).

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