Uakti non è l’onomatopeica di uno starnuto

Una cosa che mi ha sempre fatto sorridere è quando, a fine concerto, vieni circondato da esseri garruli e fallaci che ti sommergono di complimenti perché hai saputo via via tirar fuori dal cilindro delle vere e proprie magie (!?) come scuotere un ricco mazzo di chiavi, accarezzare una cascata di campanelle tibetane, sfregare fra loro due capesante, sciaguattare con l’effetto risacca dell’ocean drum, tirare il collo ad una cuica, agitare due rami frondosi, suonare un ostinato con due chiavi inglesi etc. etc.
E se vedessero i brasiliani Uakti? Svenimenti emozionali? Lancio di mutande a uso Beatles? Richieste di fidanzamento omoètero plurimo aggravato?
Quelli si che sono maghi.
Possono non piacere, rientrano con tutti i crismi nella categoria dei Minimalisti, “stile” che vede tanti seguaci quanti detrattori.
Ma sono dei maghi, inventori di tutti gli strumenti a percussione che utilizzano.
Per dire, suonano l’acqua (prima di far partire il video è consigliabile svuotare la vescica):

La Torre Armonica è forse la più affascinante fra le loro invenzioni:

Suonano legno e vetro con marimbe autocostruite che hanno le barre che poggiano su due diverse casse di risonanza (una per i tasti bianchi ed una per i tasti neri, per dirlo pianisticamente), le quali possono essere invertite o traslate in modo da poter suonare accordi e sequenze difficilmente eseguibili con gli equivalenti strumenti tradizionali.
Apertura del DVD Brasileirinho di Maria Bethania con alcune delle meravigliose Bachianas Brasileiras di Heitor Villa Lobos:

Gli Uakti devono il loro nome ad una leggenda del popolo Tucano, Amazzonia.
Pare fosse il nome di un essere mitologico che viveva sulle sponde del Rio Negro.
Il suo corpo era pieno di buchi e quando il vento vi soffiava attraverso creava un suono capace di circuire le donne delle tribù vicine.
Gli uomini si infuriarono, gli diedero la caccia e lo uccisero.
Nel posto dove lo seppellirono spuntarono palme rigogliose e il legno di queste palme venne da subito utilizzato per fabbricare flauti che ricreavano lo stesso suono ammaliante.
Gli Uakti hanno una carriera formidabile: Milton Nascimento, Manhattan Transfer, Paul Simon, Stewart Copeland, Philip Glass ecc.
Uno dei brani frutto della collaborazione con Philip Glass:

Qui un intero concerto tenuto quattro anni fa a Roma.
Una piccola osservazione storicosociale, al min. 4’20” l’ineffabile capo della Fiat Brasile si pronuncia sulle celebrazioni per i 150 dell’unità d’italia e, con altrettanta allegria, i 150 anni dell’inizio della massiccia immigrazione italiana in Brasile.
Allora, caro manager, facciamoci due conti: se le date coincidono non le salta in mente che potrebbe esserci uno stretto rapporto, addirittura causa ed effetto, fra i due fenomeni storici?
Non è che per caso se prima il popolo stava male, dopo l’unità il popolo stava peggio?
Non è che per caso il fenomeno del mezzogiorno, la questione meridionale, l’emigrazione in cerca di cibo e lavoro è nata proprio con l’unità d’italia?
Non è che l’unità, così come ce l’hanno propinata, è stata un pacco?
Che c’è da festeggiare con altrettanta allegria?
Sarà mica parente di Mike Bongiorno?

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