Mutatis mutandis

Si porta meglio Maynard Ferguson o fa più fico Bill Conti?
Gonna Fly Now, Adrianaaaaaaaaaa, cazzotti e gloria.
Rocky, insomma. Il primo della serie e, soprattutto, la sua colonna sonora.
Me lo ricordo ancora il mio dentista, buon’anima, quando mi presentai nel suo studio con l’LP sotto braccio.
Era il ’76, forse il ’77.
Dal dentista ci andavo spesso perché avevo i denti letteralmente marci: ogni domenica sera il mio rituale dopo cena, cascasse il mondo, era immutabile: mi chiudevo dentro al bar del mio papà, mi stappavo una coca, mi drogavo di pastarelle, aprivo il coperchio del juke box e cominciavo a selezionare dischi fino a tarda notte, restando imbambolato, ipnotizzato dalla musica che usciva dalle casse del vecchio meraviglioso NSM (o era un Seeburg?), dagli zuccheri in eccesso e dal continuo ruotare e cambiare delle etichette dei dischi: RCA, CGD, CBS, Carosello, EMI, Harvest, The Famous Charisma Label, Capitol, Atlantic, Motown, Decca, UA, Ricordi, Durium e così via.
Ancora tutte stampate nella memoria visiva.
Non importava il fatto che il giorno dopo avrei dovuto alzarmi presto per raggiungere la scuola, a Roma, in collegio.
Preferivo rimanere il più possibile nel mio ambiente, al paesello, perché in capitale non facevo altro che contare i minuti che passavano tra un ritorno a casa e l’altro, tra un fine settimana e l’altro.
I momenti più sereni della coercizione romana erano quelli in cui, nella risicata libera uscita, raggiungevo il solito negozio di dischi e mi rifornivo di vinile: 45 giri per il juke box e 33 giri per me.
Fu durante uno dei miei soliloqui notturni che mi imbattei nella potenza della tromba di Maynard Ferguson in Gonna Fly Now, brano portante della colonna sonora di Rocky.
Fors’anche condizionato dall’opulente retorica del film (avevo tredici anni: giuro, non l’ho più rivisto) pensai bene di fare mio anche il 33 giri.
Comprai il disco ma feci un piccolo errore di cui me ne accorsi solo grazie ai complimenti di quel grande musicofilo che era il mio dentista:
“Carmine! Che gusti raffinati! Hai preso la colonna sonora originale di Bill Conti invece di quella schifezza disco music di Maynard Ferguson! Bravo!”.
“…!?”
Gelo.
Panico.
A me quello che piaceva era proprio la versione che lui reputava una schifezza e che credevo fosse l’unica, come potevo sapere che quel cattivone di Bill Conti non avesse incluso nella colonna sonora originale del film proprio la versione che piaceva a me?
Deglutii, ringraziai e me ne andai.
Tornato a casa misi il disco sul piatto e vidi il mondo farsi grigio.
De gustibus, a me la schifezza sembrava proprio quella che avevo comprato.
Sfigato, ecco quello che sentivo di essere.
Sbagliavo persino a comprare i dischi.
Riposi l’LP nella custodia e non ci pensai più.

Non ci pensai per una trentina d’anni, fino a quando navigando nel web, non mi imbattei in un anonimo file musicale di supporto ad un post.
“Ma io questa cosa l’ho già sentita” Mi dissi “Ma dove?”.

Fu sufficiente un piccolo sforzo di memoria ed un po’ di ricerca su Youtube: era il penultimo brano della colonna sonora di Rocky, quella originale, quella di Bill Conti.
Un gioiellino degli anni settanta, pieno di anima, di colore, di calore, di pathos.
Così, per curiosità, andai a cercarmi il brano principale, Gonna Fly Now.
La versione di Bill Conti: una chicca, perla seventies full of latin soul.

La versione di Maynard Ferguson: non esattamente una schifezza ma la solita robetta disco…

Aveva ragione il mio dentista.
E io ero proprio uno sfigato al quadrato…

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3 thoughts on “Mutatis mutandis

  1. Caro Zio Cugino, la storia della colonna di Rocky mi fa pensare, oltre che al compianto comune dentista (se l’ho esattamente individuato), a quello che mi capitò con il mitico White Album (che vuoi fare? Sempre dalla parti di Abbey Road vado a finire…)
    E anche qui c’entra un po’ il comune dentista, visto che il candido doppio vinile (oddio, proprio il vinile era nero) lo comprai alla Ricordi di Piazza Indipendenza prima di prendere il bus per recarmi ad una seduta odontoiatrica in quel di Monteverde.
    Tornato la sera a casa, finito di cenare, mi misi ad ascoltare il doppio LP prima di addormentarmi.
    Beh, la prima sensazione (se non fosse stato per la già nota obladì obladà) era quella di aver comprato un disco di gente che aveva usurpato quel nome da insetti.
    Dopo mesi, senza rendermene conto e senza capire perché continuavo ad ascoltare quelle quattro facciate con quella strana mela verde al centro, mi ritrovrai immerso in una piacevole marea bianca dalla quale non sono ancora riemerso.
    Era il 1980, o forse 1981.
    Bella zì, me piace er blogghe!

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