Il Maestro va per margherite

La dicotomia tra percussionisti di matrice classica e percussionisti di scuola popolare tenderà col tempo ad esaurirsi, o meglio: la specializzazione in ognuno dei propri campi non verrà mai a mancare (guai!) ma le nuove generazioni, vuoi per la propria curiosità intellettuale, vuoi per la costante – quanto lentissima – apertura dei conservatori verso culture altre, vuoi per la facoltà di conoscere di più e meglio grazie all’ausilio della tecnologia, hanno un futuro di conoscenza potenzialmente radioso (se tutto va bene madama la marchesa e soprattutto nella spes che sia fattivamente radioso anche il corrispettivo economico…).

Sempre più spesso emergono maestri conservatoriali sfuggiti all’abbraccio totalizzante dell’accademia. Professionisti formatisi in vestimenta da pinguino, armati di partiture piene di pause d’attesa, timpani, tamburi militari, campane tubolari, piatti e grancasse e via eruditamente rumoreggiando, che buttano un occhio alla cultura della strada, alla percussione di tradizione orale e non storcono con sprezzo il nasino, anzi.

I primi nomi che mi sovvengono appartengono a  veri maestri nel loro campo: Federico Sanesi, un ponte di Tablas tra India e il conservatorio di Vicenza; Paolo Cimmino, titolare di una delle cattedre di percussioni a Salerno e fine frame drummer; Fulvio Maras, che picchia con nonchalance un set ibrido batteria + percussioni assortite, una carriera ricchissima di collaborazioni in ambiti “non colti”: musica “etnica” (per quanto possa significare tale enigmatica definizione), pop (Fossati e Vanoni su tutti) e jazz (ah no, il jazz non vale ché ormai è materia di studio accademico anch’esso…).

Oltre a Maras, nell’ambito dei percussionisti accademici che perseguono l’originalità in altre musiche continuando ad usare i loro “colti” ferri del mestiere, sono rimasto piacevolmente colpito dagli insoliti suoni e fraseggi di Sytze Pruiksma, maestro olandese, in una notevole produzione ispanotulipanica di due anni fa: “Alter” di Nynke Laverman.

La Laverman è una cantante del Friesland appassionata di cose iberiche, la quale ha dato una svolta internazionale alla sua già brillante carriera chiamando alla produzione del suddetto suo ultimo album il càllido castigliano Javier Limón, chitarrista, cantante (che tende ad affidare le tracce vocali dei suoi dischi a nugoli di belle ragazze), produttore (per dire: “Lágrimas Negras” di Diego el Cigala e Bebo Valdés) nonché direttore artistico del dipartimento di “Musica del Mediterraneo” (!?) del Berklee College of Music di Boston.

Il disco è un felice ibrido tra le brume del Friesland, la regione più settentrionale d’Olanda, e le atmosfere calde create dalla mano madrileña della produzione.

Sytze Pruiksma, che da anni ha avviato una ricerca sul suono percussionistico ispirandosi alla natura, al paesaggio, al birdwatching (tutto fa musica), slalomeggia con inusitata eleganza nei più terragni ma bellissimi compás di palos flamenco che accompagnano il canto frisone, lingua insospettabilmente musicale, della Laverman.

I timpani e il tangos (poi il brano muta in sevillana):

La ricerca (riuscita) dell’originalità dei suoni percussivi (Sytze è il pelatone. Nella versione del disco c’è anche un bel rullante suonato con precisione chirurgica):

Un trailer del disco. Al min. 2:33 una rumba flamenca suonata su un cajón improbabilmente montato su un supporto: dovendo fare tutto da solo (marimba a parte) probabilmente lo perdoneremo, probabilmente…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...