Il disco che verrà sta per arrivare (finalmente crìbio!)

Sta per uscire l’ultimo lavoro di Daniele Sepe, sassofonista “parte nopeo” e parte del mondo intero.

In attesa di ascoltare l’ennesimo disco tanto bello quanto sottovalutato, anzi schifato, dal sistema musicale italiano (non abbiamo speranza: è che quelli del mainstream non ci arrivano proprio), scaldo un po’ l’inchiostro nel calamaio per far presente, a chi dovesse passare da queste parti e non conoscesse il Sepe, quanta bella roba si sta perdendo.

Fondamentalmente Daniele è un musicista militante, politico, con una solida formazione di musica “Colta” prima e Jazz poi.

Avanguardia del relativismo culturale, tanto da farne un marchio di fabbrica (“ammischiamm’ e ccart’, cchiù nne simm’ e cchiù bell’ parimm’” recitava un booklet di un CD di tanti anni fa).
La sua musica è un minestrone di influenze varie che si concretano in uno stile personale, colorato, potente e costantemente cangiante pur rimanendo sempre riconoscibile.

La sensazione visiva di un caleidoscopio traslata all’esperienza uditiva.

L’ultima volta che lo vidi dal vivo fu nell’agosto 2012, erano anni ormai che non frequentavo un suo live e rimasi basito dal livello tecnico ed espressivo raggiunto dalla band (Daniele mi disse che con questi musicisti aveva raggiunto la quadratura del cerchio ma non era del tutto vero: l’anno successivo spuntò fuori un nuovo batterista).

Una potenza di fuoco ché a momenti manco il Vesuvio, improvvisazioni continue e sorprendenti, arrangiamenti mai banali e scontati e, crème de la crème, questo struggente suono di Sax tutto cuore e anima, un po’ Gato Barbieri, un po’ Sonny Rollins ma, in fin dei conti, Daniele Sepe.

Fu nel 2010 che il Nostro si alienò buona parte della graziosa attenzione di una certa sinistra pubblicando un CD (Fessbuk Buonanotte al manicomio – tra originali e raccolte il 22° della sua carriera) in cui sbertucciava, compagno militante e sincero, certi miti della, appunto, cosiddetta gauche de noantri.

Cominciarono a mancare ingaggi (la grande bellezza della sinistra italiana) ma il Sepe non si perse d’animo e metabolizzò l’incazzatura pubblicando altri due dischi di grande livello: Il Canzoniere Illustrato, nel 2012, coraggioso ed originale progetto redatto in un formato particolare, contenente un fumetto d’autore per ogni brano (recentissimamente ristampato dalla benemerita Round Midnight Edizioni di Domenico Cosentino, disco e libro da non perdere assolutamente) e In Vino Veritas, nel 2013, un disco a tema alcolico che, fra le altre chicche, contiene la colonna sonora del film The Wholly Family di Terry Gilliam (Terry Gilliam, ladies and gentlemen, questa è la gente che sceglie le musiche di Sepe per i propri film).

Diciamo che se Daniele avesse avuto la green card a quest’ora sarebbe stato in qualche hall of fame che fa tanto “ammèregan drìm” fatto e finito o che, se fosse stato citizen d’oltremanica, avrebbe avuto la facoltà di baciare la reale pantofola di Elizabeth The Second, ma stiamo in itaglia e tant’è: accontentiamoci.

Intanto che aspettiamo l’uscita di A Note Spiegate godiamoci una delle perle contenute nel disco che sono già state diffuse in rete: Antonico, un samba del 1973 scritto da Ismael Silva e reinterpretato, tra gli altri, da Gato Barbieri.

A me, percussionista, piace giocare con le coordinate geomusicali dei tamburi presenti nei brani: nasce samba, purissimo: rebolo (o surdo), pandeiro, tamborim e cuica; poi l’argentino Gato gauchizza il tutto spostandolo nel sud del sudamerica, “sterilizzando” il fraseggio del tamborim, cassando rebolo e cuica e affidando la parte di pandeiro ad un semplice tambourine, di quelli senza pelle, mentre la brasilidade è mantenuta da un drumset bossanoviano; Daniele ripesca la versione “de la Pampa sconfinata” e affida a Paolo Forlini e a Robertinho Bastos il compito di suonare le percussioni e, mentre il primo fa scintillare la sua batteria con un più moderno fraseggio di bossanova, il secondo riesuma pandeiro e cuica e poi triangola a nord – Cuba – aggiungendo un Tumbao di Congas (niente male per essere suonato da un brasiliano… eh eh).

Difficile tenere in armonia pandeirada e tumbao, di solito prevale un fraseggio o l’altro, la lingua portoghese o quella spagnola, ma qui Robertinho è maestro di equilibrio.

Questa è la versione, dolcissima, di Gato Barbieri:

E questa è l’originale di Ismael Silva:

Annunci

One thought on “Il disco che verrà sta per arrivare (finalmente crìbio!)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...